alluce valgo

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L’alluce valgo è una patologi caratterizzata dalla deviazione laterale della falange che in genere si associa ad una tumefazione della parte interna del piede (“cipolla”). I molti casi l’evoluzione della patologia è responsabile anche della deformità a martello del II dito.

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La donna è maggiormente interessata da tale patologia rispetto all’uomo, rapporto 1:10.
La  maggiore frequenza dell’alluce valgo nel sesso femminile può essere spiegata da due fattori :il primo è l’utilizzo di calzature con punta stretta e tacchi alti ed il secondo la lassità legamentosa conseguente a squilibri ormonali in gravidanza e/o postmenopausa. Esistono però anche forme primarie di cui non si conosce la causa, in molte delle quali si ritrova una familiarità.
 
Generalmente nei primi anni non provoca nessun disturbo, se non quello estetico, ma successivamente provoca dolore in corrispondenza dell’esostosi che si infiamma a contatto con la calzatura, meta tarsalgia da insufficienza di spinta del I dito e deformità seconadaria del II ed a volte del III dito.
 
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Il trattamento, indicato esclusivamente quando inizia la sintomatologia dolorosa, è chirurgico.
 
La chirurgia classica per questo tipo di intervento è notoriamente dolorosa e gravata da tempi di recupero lunghi, anche 2-3 mesi, inoltre si ricorreva all’utilizzo di mezzi di osteosintesi (cambre, viti, fili di K, ecc), incisioni cutanee, fascia emostatica.

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 Tutto questo aumentava i rischi di infezione, rigidità articolari, rimozione dei mezzi di osteosintesi, problematiche vascolari e degenza ospedaliera.


tecnica mininvasiva percutanea di ultima generazione

Il Prof. Fabio Zanchini è stato tra i primi in Italia ad utilizzare questa nuova tecnica chiamata mininvasiva percutanea.
Insieme ad altri circa 40 soci del GRISMIP (Gruppo Italiano Studio Chirurgia Mininvasiva Piede), ha avuto modo di studiare ed affinare tale tecnica e di verificarne gli eccellenti risultati. Paragonati anche alle innumerevoli tecniche precedenti, di cui, ha avuto una provata esperienza.
 
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E’ praticata attraverso incisioni cutanee minime, ma per questo non deve essere considerata una chirurgia minore, anzi, attraverso accessi millimetrici, vengono effettuati gesti chirurgici analoghi a quelli delle tecniche aperte, ma guidati durante l’intervento, da monitoraggio radiologico per realizzare correzioni di estrema precisione.

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Per tale motivo è fondamentale che venga effettuata da chirurghi esperti, abituati anche alla chirurgia tradizionale, trattandosi di una metodica molto fine e di precisione.
 

 
 
La tecnica mininvasiva percutanea riduce notevolmente i problemi che si incontrano nella chirurgia tradizionale aperta:
 
-non necessita di anestesia spinale o plessica, viene effettuato in anestesia locale attraverso un blocco loco-regionale alla caviglia, il che permette una ripresa della deambulazione dopo qualche ora dall’intervento. Inoltre poco prima dell’anestesia viene applicata una pomata per anestetizzare la cute in modo da attenuare notevolmente la sensazione della puntura dell’ago (che comunque è un ago piccolo da insulina).

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- non viene utilizzato il laccio ischemico e quindi sono minimizzati i rischi circolatori e tromboembolici legati alla compressione.
- incisioni millimetriche attraverso le quali vengono introdotti microstrumenti e quindi riduzione dei rischi di infezione, riduzione drastica del dolore, decorso post-operatorio praticamente immediato e vantaggio estetico.
- non vengono utilizzati fili, viti, cambre e nessun altro elemento metallico.

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- viene effettuato in Day Surgery per cui non necessita di ricovero, il paziente viene al mattino e torna a casa poche ore dopo l’intervento.
- l’intervento dura circa 20 minuti. Prevede gesti chirurgici precisi sia delle parti ossee che dei tessuti molli, cocsentiti da ministrumenti di precisione:

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microlame
microbisturi
raspette miniaturizzate
microfrese motorizzate
 
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percorso dopo l’intervento:

  • Dal giorno successivo all’intervento può deambulare utilizzando scarpa mod. PODALUX O TALUS
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  • La prima settimana piede in scarico e ghiaccio (1 ora mattina e sera)
  • Rimozione dei punti dopo 15 giorni
  • Bendaggio funzionale per 35 giorni che dovrà essere sostituito ogni 7 giorni
 
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  • Dopo la rimozione del bendaggio funzionale dovrà indossare per un mese calza elastica mod. gambaletto a punta aperta (140 DEN – 18 mmHg) inserendo (solo di notte) un divaricatore
  • Dopo la rimozione del bendaggio funzionale (35 giorni) può deambulare conscarpe normali (non a punta solo per i primi 3 mesi)
  • Al 30° giorno mobilizzazione con il bendaggio
  • Al 40° giorno 10 sedute di FKT (rieducazione al passo-mobilizzazione attiva e passiva)
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  • RX di controllo dopo al 1° - 2° - 4° mese (rx piede comparativa DP-LL sotto carico)
 
 
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domande

QUANDO E’ NECESSARIO  L’INTERVENTO?
Ci tengo a sottolineare che l’alluce valgo non va operato per motivi estetici, ma esclusivamente quando è sintomatico, cioè quando la protuberanza tende ad infiammarsi, conflitto con la calzatura, dolore e deforma le altre dita ecc..

E’ POSSIBILE UTILIZZARE QUESTA TECNICA NEI CASI DI ALLUCI GIA’ OPERATI CON INSUCCESSO?
Solitamente si, non prevedendo tagli ai tessuti molli, già sollecitati da un precedente intervento, rappresenta un ulteriore vantaggio.

QUALE E’ IL DECORSO POST-OPERATORIO?
Dopo l’intervento il paziente rientra a casa deamulando con una scarpa  post-operatoria a suola piatta con appoggio completo sul piede operato. Il primo controlllo avviene dopo una settimana e nelle tre settimane successive dove viene rinnovato il taping (bendaggio funzionale) necessario a mantenere la correzione ottenuta. La scarpa deve essere indossata per 35-40 giorni. Dopo rimosso il bendaggio patrà utilizzare una scarpa normale, purchè comoda e morbida, ed al III – IV mese può essere ripresa l’attività sportiva e l’utilzzo di scarpe con modico tacco.

GUIDA DELL’AUTO?
Sarà possibile riprendere la guida dopo circa 40-50 giorni dall’intervento

RIPRESA DEL LAVORO?
Per i lavori che richiedono di stare in piedi per molte ore è variabile da 1 a 3 mesi, prima per i lavori più sedentari.

CHE FARMACI DEVO ASSUMERE?
Sarà necessaria la terapia di prevenzione antitrobotica con eparina ed un blando antidolorifico il giorno dell’intervento e nei due giorni successivi.

SARA’ NECESSARIA LA FKT?
Non in tutti i casi, dopo i 35-40 giorni di bendaggio funzionale, saranno necessarie 10 sedute di FKT finalizzata alla ripresa completa del movimento.
 
QUALI SONO I VANTAGGI DELLA TECNICA MININVASIVA PERCUTANEA?
  1. Day Surgery
  2. Anestesia locale che permette la deambulazione dopo qualche ora dall’intervento
  3. Minime complicazioni operatorie e post-operatorie
  4. Deambulazione immediata co l’utilizzo della scarpa
  5. Dolore postoperatorio minimo rispetto alla chirurgia aperta notoriamente molto dolorosa
  6. Nessun inserimento di mezzi di sintesi metallici ma tenuta della correzione ottenuta con i bendaggi
  7. Possibilità di trattare contestualmente con la medesima tecnica la deformità delle altre dita
  8. Rapido recupero funzionale
  9. Mini cicatrici


programma FKT post-operatorio

Da praticare dopo la rimozione del bendaggio
    
Mobilizzazione passiva dell’articolazione metatarso-falangea dell’alluce

Con la mano sinistra si afferrano le teste dei metatarsi e con la destra si eseguono gli esercizi passivi dell’articolazione metatarso – falangea di ogni dito. Dovrà essere fatta la ginnastica sistematicamente dal I al V dito.
E’ molto utile praticare inizialmente delle leggere trazioni ad ogni dito, al fine vincere, passivamente, la retrazione dorsale dei muscoli e dei legamenti. Completare questa mobilizzazione con dei piccoli esercizi sulla interfalangea.

 
Esercizi di mobilizzazione attiva dell’articolazione metatarso-falangea dell’alluce

Costituiscono l’aspetto fondamentale del recupero funzionale. Devono essere praticati ogni giorno:
  • Con la mano sinistra si afferrano le teste dei metatarsi e con la destra si esegue la flessione dorsale e plantare dell’articolazione metatarso – falangea di ogni dito
  • Esercizi aiutati: Introdurre il piede in un recipiente di acqua calda. E’ necessario collocare, all’interno del recipiente, una
piccola piattaforma sopra la quale poggiare il piede fino a livello della testa dei metatarsi, cosicchè si possa ottenere un facile mobilizzazione delle dita tanto in senso dorsale che, molto più importante, in flessione plantare
  • Esercizi attivi: Saranno fatti con lo stesso sistema, sempre con la piattaforma, ma fuori dall’acqua. Eseguire flessioni plantari delle dita molto lentamente, ma con il massimo sforzo, ritmo ed intensità possibili.
  • Si pone una asciugamano sul suolo; seduto senza poggiare il calcagno a terra, sollevare l’asciugamano con le dita
  • Far scorrere al di sotto della pianta del piede una pallina da tennis
  • Cercare di raccogliere da terra matite o piccole palline
  
Trattamento posturale
  • Posizione seduta con le dita del piede sollecitate in forte flessione plantare
  • Posizione seduta con le dita del piede sollecitate in forte flessione dorsale
  • Alzarsi sulla punta dei piedi
  • Deambulare sulla punta dei piedi
  
Rieducazione al passo 
  • Deambulazione senza calzature, facendo attenzione che il piede, nella fase di distacco, abbia un buon appoggio al suolo di tutte le dita e specialmente del primo. E’ molto importante che l’ultima fase del distacco dal suolo si realizzi precisamente con il primo dito, che deve appoggiarsi fortemente al suolo.
  • Applicazione di ghiaccio e piede in scarico 
  • 10 sedute di Magnetoterapia (alla rimozione del bendaggio) 
  • 30 applicazioni dei CEMP (dal 7° giorno post operatorio)
 
 
 


piede piatto

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IL piede piatto è una patologia estremamente comune. E’ caratterizzata dalla caduta della volta plantare e dalla valgo-pronazione del calcagno.
Cosa fare?
Dal 1° al 3° anno di età tale condizione e assolutamente normale, se persiste dopo il terzo anno di età è necessario il trattamento con scarpette ortopediche e plantari fino all’età di 6-7 anni.
Nel caso in cui non si riuscisse ad ottenere una correzione soddisfacente è possibile, dai  9 anni ai 13 anni, effettuare un intervento chirurgico di: “Artrorisi endosenotarsica con vite ad espansione”.
 
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L’intervento consiste nell’inserimento di una vite ad espansione nello spazio tra il calcagno e l’astragalo, al fine di correggere la deformità e permettere, durante l’accrescimento, un modellamento delle ossa del piede.
Tale intervento è minimamente invasivo,  prevede una mini incisione di 1 cm e può essere praticato, simultaneamente, ad entrambi i piedi.
 
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Necessita l’uso di un gambaletto gessato (su cui poter camminare dal giorno successivo) per quindici giorni, alla rimozione del quale, si può riprendere la normale deambulazione e dopo 3 mesi l’attività sportiva.
 
 


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