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L’alluce valgo è una patologi caratterizzata dalla deviazione laterale della falange che in genere si associa ad una tumefazione della parte interna del piede (“cipolla”). I molti casi l’evoluzione della patologia è responsabile anche della deformità a martello del II dito.

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La donna è maggiormente interessata da tale patologia rispetto all’uomo, rapporto 1:10.
La  maggiore frequenza dell’alluce valgo nel sesso femminile può essere spiegata da due fattori :il primo è l’utilizzo di calzature con punta stretta e tacchi alti ed il secondo la lassità legamentosa conseguente a squilibri ormonali in gravidanza e/o postmenopausa. Esistono però anche forme primarie di cui non si conosce la causa, in molte delle quali si ritrova una familiarità.
 
Generalmente nei primi anni non provoca nessun disturbo, se non quello estetico, ma successivamente provoca dolore in corrispondenza dell’esostosi che si infiamma a contatto con la calzatura, meta tarsalgia da insufficienza di spinta del I dito e deformità seconadaria del II ed a volte del III dito.
 
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Il trattamento, indicato esclusivamente quando inizia la sintomatologia dolorosa, è chirurgico.
 
La chirurgia classica per questo tipo di intervento è notoriamente dolorosa e gravata da tempi di recupero lunghi, anche 2-3 mesi, inoltre si ricorreva all’utilizzo di mezzi di osteosintesi (cambre, viti, fili di K, ecc), incisioni cutanee, fascia emostatica.

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 Tutto questo aumentava i rischi di infezione, rigidità articolari, rimozione dei mezzi di osteosintesi, problematiche vascolari e degenza ospedaliera.


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